Un motivo per credere realmente allo Scudetto

Antonio Conte

La vittoria di ieri ha riacceso improvvisamente le speranze europee, ma adesso spunta fuori anche un motivo per credere realmente allo Scudetto. In molti – tra tifosi, giornali online e carta stampata – si sono domandati in queste settimane come mai non ci fosse più l’Inter dello scorso anno, se Conte avesse perso motivazioni o se la squadra (la difesa in particolare) non avesse più furore agonistico. Insieme a tante altre domande che avevano un denominatore comune: la poca attinenza col calcio giocato. Ne abbiamo parlato anche in un approfondimento la scorsa settimana, sicuramente la linea comunicativo del tecnico – avallata dalla società – sempre improntata più sul carattere che sul gioco, ha alimentato questa “ignoranza”.

Il punto è che l’Inter ha cambiato faccia dopo Madrid. E non per chissà quale discorso di Conte alla Al Pacino in Ogni Maledetta Domenica. Lo ha fatto quasi esclusivamente dal punto di vista tattico. Conte infatti è ritornato sui propri passi, abbandonando un modulo – il 3-4-1-2 – che aveva messo in imbarazzo tutti: difensori, centrocampisti e attaccanti. Senza distinzione. Aveva scelto quel modulo per dare più imprevedibilità offensiva, ed era finito per perdere qualsiasi certezza acquisita l’anno passato. Un po’ insomma come aveva fatto sul finale della scorsa stagione: ricordate che l’Inter arrivò addirittura a due giornate dal termine rischiando di scivolare tra il quarto e il quinto posto?

Sfidò il Napoli in casa e l’Atalanta fuori, lo fece tornando al 3-5-2. Ed è arrivata perfino a giocarsi la finale di Europa League col Siviglia, mettendo in mostra una solidità europea smarrita da un bel po’ di anni. Quest’anno ha deciso di ripartire da zero, da quel 3-4-1-2 lasciato a metà. E non per mettere Eriksen nelle migliori condizioni possibili: il danese non è mai stato centrale nell’idea di questo modulo.

Con il trequartista l’Inter non si è rivelata solo più fragile, ma anche meno pericolosa. La partita di ieri ci ha mostrato le potenzialità in campo aperto che può avere la squadra quando si appoggia sulle punte che sono libere di dialogare con le mezze ali in fase di inserimento. Brozovic in cabina di regia a dare geometrie e togliere la licenza a giocatori come Vidal e Gagliardini, di impostare. Finalmente abbiamo visto l’Inter che riparte e fa male, in grado di liberare sapientemente gli esterni pronti a trovare il fondo. Il trequartista sarebbe stata una valida soluzione avendo punte abili ad attaccare lo spazio alle spalle della difesa avversaria, per questa Inter si è rivelato essere soltanto un limite tattico, quasi una barriera per gli altri centrocampisti.

E allora sorge opportuna la domanda: perché si è aspettato tutto questo tempo? Per fortuna l’Inter è ancora – o almeno lo sarà fino a settimana prossima – pienamente in corsa per tutti i suoi obiettivi. Ma è chiaro che la testa va a tutti i punti buttati lo scorso anno e in questa stagione, portando a chiedersi cosa sarebbe stato senza questa inutile rivoluzione. Conte non è stato in grado di trovare un’alternativa a questo 3-5-2, quando ci ha provato lo ha fatto male (magari testare con più insistenza un’impostazione a 4 dietro?). Un solo sistema di gioco potrebbe essere rischioso in una stagione così lunga e così imprevedibile. Ma aver ritrovato quanto meno la via maestra potrebbe essere un valido motivo per credere realmente allo Scudetto, soprattutto per il lento rodaggio di tutte le altre rivali.

Mario Garau

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