L’amore è cieco, ma la fede incondizionata è pericolosa. Questa non è la mia Inter

Le formazioni ufficiali di Real Madrid-Inter

Not for everyone“, era il claim che due estati fa accompagnava l’arrivo di Antonio Conte sulla panchina dell’Inter. Era il messaggio, commerciale e sportivo, che la società aveva scelto per il rilancio. Nell’occasione, su precisa richiesta del tecnico salentino fu cancellato, o meglio oscurato, il vecchio inno “Pazza Inter”. Effettivamente l’Inter “apprezzata” contro lo Shakhtar Donetsk non era per tutti. E non era neanche Pazza. È sembrata molle, testarda, prevedibile e angosciante. È sembrata quello che non è, o che forse “filosoficamente” non è mai stata. Personalmente, mi sono accorto solo per un momento che stesse giocando l’Internazionale di Milano: dopo il fischio finale, quando ho provato quella familiare delusione e amarezza tipica di questi ultimi tempi.

Ho ascoltato poi le parole del tecnico in tv, lasciando ancora per un po’ il televisore acceso nonostante l’assillante tentazione di spegnerlo. Ed ecco che ho nuovamente smarrito la sensazione di aver visto una partita dell’Inter. Non scenderò ulteriormente nell’analisi, certe emozioni sono abbastanza irrazionali e nel tentativo di spiegarle si può correre il rischio di essere fraintesi. Ad ogni modo queste emozioni mi hanno distolto per tutti questi giorni dal sito e dal suo aggiornamento. Troppo forte la voglia di staccare la spina per qualche giorno nel disperato tentativo di fare chiarezza. Senza sentire chiacchiere, alibi, ovvietà, Eriksen non Eriksen, piani A e piani B, analisi superflue.

“Embè?”, si starà chiedendo probabilmente qualcuno. La conclusione è che anche nel cieco amore e nella fede, bisogna sempre agire e pensare con coscienza. Respingo comunicati di chi si fa impropriamente portavoce del tifo altrui, messaggi ipocriti a mezzo stampa della società, rigetto anche il rifugio ossessivo dietro i colori. “I giocatori vanno e la maglia resta”, questo è vero. Ma l’impressione è che la maglia, la gloriosa maglia dell’Inter sia stata sporcata con l’inchiostro. Tutto è partito da quelle dichiarazioni completamente fuori luogo di Conte fino ad arrivare alla pezza che la società ha posato su tutta la situazione, forse il “tradimento” meno tollerato dal sottoscritto. Continuerò e continueremo a raccontare la realtà nerazzurra, ma con una forte consapevolezza. L’Inter di Conte, al di là di ogni aspetto di campo, non ci rappresenta.

Mario Garau

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