Miranchuk riacciuffa l’Inter: cosa non ha funzionato. E Conte ora sbotta in tv…

Le pagelle di Lazio-Inter

Un gol di Miranchuk sull’unico tiro in porta dell’Atalanta condanna l’Inter al pareggio e all’ennesimo mezzo passo falso. Sono solo 3 le vittorie nelle prime 10 partite disputate da quando è iniziata la stagione. Dopo il gol atalantino, la squadra ha rischiato addirittura di perderla con l’incornata di Muriel fuori di un soffio. Una manciata di minuti prima con Vidal aveva sfiorato il 2-0, dopo la splendida incornata di Lautaro che ha sbloccato il risultato. Una squadra, quella messa in campo da Conte, quasi ossessionata dall’equilibrio e che ha faticato non poco ad arrivare dalle parti di Sportiello. I ritmi, a eccezione dei minuti finali, sono stati abbastanza bassi. Le due squadre si sono studiate per gran parte della gara e il risultato maturato sembra quello più giusto.

Conte ha optato per un 352 con un “trequartista mascherato“, come lo ha definito lui stesso, come Barella, col compito di sorprendere con gli inserimenti la retroguardia orobica. Una soluzione che raramente ha funzionato: l’Inter è riuscita a tenere testa all’Atalanta, ma era lecito aspettarsi di più. Gli schemi offensivi sono sembrati abbastanza prevedibili, con Sanchez troppo schiacciato sulla linea dei centrocampisti e sempre triplicato e Lautaro abbandonato al duello (difficile) con Romero. L’Inter, memore forse anche dell’ultimo precedente vincente, ha provato a farsi schiacciare per poi far male negli spazi.

Gasperini l’ha studiata bene dal punto di vista difensivo, bloccando l’Inter sulla propria trequarti. Non è riuscita mai a sorprendere realmente Handanovic, se non nell’occasione del gol del pareggio di Miranchuk. A fine partita Conte si è scagliato contro chi lo descrive meno motivato rispetto allo scorso anno: “Dico a queste persone di togliersi il vino e l’ammazzacaffè dalla tavola. L’Inter nel giro di un anno è tornata a far paura. Noi però dobbiamo essere bravi a gestire le situazioni e questo lo devono fare i calciatori. Perché non c’è l’allenatore in campo“. Insomma un messaggio chiaro alla squadra.

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