La padella ad induzione

kolarov all'inter

Prima di risalire al Nord, dopo un lungo ristoro estivo trascorso tra la mia terra natale e isole dell’arcipelago Pontino, ho dovuto, sotto pressione di mia madre e di uno dei miei coinquilini, provvedere all’acquisto di un paio di padelle che dovrebbero allietare e riscaldare i giorni che vivremo durante il freddo inverno milanese. Il giorno dell’acquisto delle padelle la formazione schierata era delle migliori: io, mia madre, mia zia e mio cugino, il figlio di mia zia.

Nemmeno per completare l’acquisto di Ronaldo il Fenomeno si sono mosse così tante persone. Si sa, se hai qualcuno che vive al Nord o, come nel caso di chi scrive, sei proprio tu, prima di risalire devi fare scorta di calore umano e quello, non mi duole dirlo, non lo trovi nemmeno nel migliore negozio di Via Montenapoleone.  Figuriamoci se poi si tratta di arnesi che ti assicurerebbero la risposta alla più scontate delle domande: “Hai mangiato?”.

Comunque, messa da parte questa premessa culinaria, tengo a raccontare cosa è accaduto all’interno del negozio. Dopo aver girato più e più volte gli scaffali pieni di prodotti casalinghi, la commissione, composta da mia madre e mia zia, dopo avermi consultato – evento più unico che raro – decide per l’acquisto di due padelle in pietra, color grigio topo, aventi prezzo di circa 30 euro l’una o poco più. Decise nell’acquistare i due oggetti da poco menzionati, che rappresenterebbero ciò che è utile a sancire quel salto di qualità durante l’arco della stagione, la commissione è pronta a completare la compera. Le due donne, nel percorso che le porta alla cassa, non sanno che hanno i secondi contati.

La mia attenzione, la mia ricerca delle caratteristiche del prodotto, starebbe per sfociare in un qualcosa di poco piacevole per me e per il resto della ciurma. Le due padelle sono ad induzione e, per me che non sono pratico di pentolame ciò rappresenterebbe una caratteristica che potrebbe far saltare l’affare. La padella sembra non avere i requisiti adatti per entrare a far parte della mia cucina al Nord. In poche parole, non va bene. La padella sembra non fare al caso mio. Sembra. La mia ignoranza, infatti, possiede il dono di trasformarsi in curiosità e di concretizzarsi in domande.

Sono quelle che immediatamente pongo alla commessa circa questa caratteristica della padella. Le sue risposte non tardano ad arrivare. Essa mi spiega subito che la caratteristica dell’induzione della padella rappresenta un qualcosa in più, un’arma che la rende migliore rispetto alle usuali e comuni padelle. Insomma, in questa padella, ti ci puoi fare la frittata, i bastoncini ma, se sei in grado, anche una squisita carbonara o una grande e succosa fetta di carne.

Ora ditemi voi se l’acquisto che io ho fatto con la padella ad induzione non è paragonabile all’acquisto che l’Inter ha fatto con Kolarov. Aleksandar Kolarov è un calciatore che mi piace. Non ho bisogno di aggiungere altro. Chi mi piace, mi piace. Figuriamoci se dovessi regalare il mio tempo nel parlare di uno che non mi piace. Penso che mi raggrupperei in un religioso silenzio. Il terzino sinistro serbo mi piace come calciatore e mi piace ancora di più perché penso che sia uno con due baluffe rilevanti. Nell’Inter attuale, nella squadra che deve essere fatta, con buona pace dei dirigenti, a immagine e somiglianza di chi l’allena. Kolarov è quell’elemento che ha entrambe le caratteristiche che, a mio avviso, fanno di un calciatore un campione: la tecnica e l’essere un uomo spogliatoio.

Ho aggiunto il termine spogliatoio perché è lì che si ferma la mia competenza nel giudicare un professionista che milita nella squadra che amo. Non sono né il parroco, né l’avvocato di Aleksandar. Se non ci credete non andate a vedervi o recuperare niente, riflettete solo sul silenzio che ha contraddistinto il suo passaggio dalla Lazio alla Roma, intervallato solo dalla parentesi ai Citizens, mentre la tifoseria giallorossa gli gettava addosso dure invettive. Lui interrompeva quel silenzio solo con il rumore della rete dopo un tiro, probabilmente piazzato, che andava dritto nel sette. 

Nel leggere la presentazione fatta oggi sul sito dell’Inter si capisce lo spessore di un bambino prima e di un uomo poi che ha attraversato fasi tristi e amare come la guerra. Aleksandar Kolarov non ha bisogno di tante parole. Quando servono sono precise e fanno male, come i suoi gesti balistici. Aleksandar Kolarov, uomo chiaramente voluto dal secondo Conte più importante d’Italia, mi piace perché è come la mia padella ad induzione: ti fa fare il salto di qualità. E non mi riferisco solo all’apporto che può dare nello spogliatoio. Mi riferisco alla qualità, alla tecnica, al calcio.

Mi riferisco a quei valori che, in questo caso, vengono prima di tutto, anche prima della componente umana. L’Inter, durante la stagione appena conclusa, sebbene non vittoriosa, ha dato prova, rispetto agli altri anni, di aver calciatori che sudano la maglia, che lottano su ogni pallone, probabilmente plasmati da coloro che sono allenati. Ora, bisogna aggiungere i piedi buoni, bisogna inserire calciatori degni di potersi esibire alla Scala del Calcio. Ora, a questa padella, bisogna aggiungere l’induzione. Un’induzione a vincere.

Antonio Razzano

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