L’Inter è un supermercato. Società, intervieni?

Antonio Conte

Secondo i principali quotidiani l’Inter è un supermercato. Nonostante la migliore stagione degli ultimi nove anni, basta consultare la prima pagina di qualsiasi giornale sportivo per vedere un calciatore dell’Inter sul piede di partenza. Poco importa se i saldi siano terminati già da qualche settimana, alla Pinetina pare ci sia un fuori tutto. I nomi di Brozovic ed Eriksen, ad esempio, sono stati accostati a qualsiasi club europeo esistente. Il Monaco, il Bayern, lo Zenit, il Psg, il Chelsea, l’Atletico Madrid. Scambi con altri centrocampisti.

Anzi no, serve liquidità: varrebbero X ma visto che se ne devono andare fuori dalle palle costano Y. Però aspetta… Kanté non lo prendi con Y, quindi devi cedere anche Zhang al Foggia. Ogni mattina, insomma, un calciatore dell’Inter che arriva alla Pinetina apre il giornale e sa che dovrà svuotare l’armadietto in fretta. Perché non c’è più bisogno di lui, perché senza Kanté non si può neanche mettere il pallone al centro e battere il calcio d’inizio.

“Ci sono solo 4 intoccabili”, ripetono tutti i giornali come un mantra. Lukaku, Barella, Bastoni e Gesù Cristo. Tutti gli altri “serve liquidità, vanno scambiati, devono andare al Chelsea”. Ho paura di essermi perso qualcosa perché a memoria non ricordo un’Inter così solida come quella appena vista lo scorso anno. Una squadra che è andata a dire la sua in Europa, tornata sul secondo gradino più alto del podio in Serie A, uscita in Coppa Italia per opera e virtù dello Spirito Santo. Non intendo per carità svilire il ruolo dei giornali o smentire contatti che effettivamente sono avvenuti.

Capisco inoltre l’impellenza economica di fare cassa vista la situazione generata dall’emergenza sanitaria. Non penso però, così a naso, che la cosa possa far piacere all’ambiente. Andiamo per ordine, seguiamo quanto già detto. Partendo dalla difesa sarebbero sul piede d’addio Godin, Skriniar, Ranocchia. A centrocampo Eriksen, Brozovic, Vecino, Gagliardini, Candreva, Nainggolan, Perisic, Dalbert. In attacco Lautaro, Esposito, Salcedo. Parliamoci chiaro: questa rosa ha delle carenze. Giusto che la società faccia il possibile per fare un salto di qualità e avvicinarsi alla Juventus, da troppo tempo i tifosi non festeggiano nessun trofeo. Ma così è oggettivamente troppo.

La stessa cosa ricordo avvenne anche dopo Inter-Bologna 1-2. Un noto giornale, a pochi giorni dalla sfida, con un campionato e un Europa League tutta da giocare, sparava in prima pagina l’11 degli esuberi. Non ricordo una comunicazione di questo tipo per altre realtà del calcio italiano, ben più in difficoltà dell’Inter. I calciatori sono umani: come possono mai approcciare a una stagione? Che voglia possono avere se ogni giorno si sentono messi in discussione? L’allenatore sicuramente sa meglio di me come interagire con lo spogliatoio. Sa come far sentire importante chiunque senza far demoralizzare nessuno. Non tutti però è detto abbiano le stesse sensazioni. Anche un tifoso qualunque. Apre un social, un sito o un quotidiano e vede che l’Inter è un supermercato. Offerte, scambi, sconti.

Molti nerazzurri, anche tra i più disfattisti, avvertono l’esigenza di un po’ di equilibrio. Tutti più o meno sono consapevoli dei passi in avanti fatti nell’arco di questa stagione. E invece: dopo un’amara finale di Europa League hanno assistito alla telenovela Conte, triste spaccato di un’estate strana. “Non vuole rimanere, vuole che gli comprano Maradona, i cinesi gli stanno sulle palle, odia Ausilio. No, odia Marotta. Invece ora resta perché ci hanno parlato. Però solo se gli vendono tutti e prendono un po’ di suoi vecchi pupilli”.

Quando finirà questa nevrosi? Perché la società non fa chiarezza una volta per tutte? Le parole di Ausilio hanno avuto un effetto zero sulla stampa. Basta ricordare ciò che disse su Kanté: “I giornali devono raccontare la verità, Kanté è un acquisto impossibile”. Non l’avesse mai detto: se ne parla ogni giorno. Molte cose è probabile che vengano alimentate anche dall’interno, da procuratori che vogliono portare acqua al proprio mulino, da semplici cazzate. E’ possibile però riportare un po’ di normalità e calma? Quella che si sta mettendo in piedi è una bomba ad orologeria. E’ pronta a esplodere alla prima sconfitta, al primo passo falso. La squadra è forte, per la prima volta ha una panchina straordinaria e l’anno scorso ha posto basi importanti. E quindi pongo l’ultima domanda alla signora Società e al signor Conte. Ora l’Inter è un supermercato, quando si torna a parlare di calcio?

Mario Garau

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