Conte sta distruggendo tatticamente l’Inter con il 3412

Antonio Conte

Il 3-4-1-2 non funziona e fa parte dell’opera di autolesionismo messa in atto nelle ultime settimane dall’allenatore dell’Inter. Qualche settimana fa, già dopo le prime uscite infelici della squadra nerazzurra, lanciammo su queste pagine un allarme chiarissimo: questo modulo – il 3-4-1-2 appunto – non funziona. Gli automatismi (difensivi e offensivi) non sono mai arrivati nonostante il lavoro tattico proceda ormai da mesi.

È sempre più comune, invece, assistere a forzature tecniche: giocatori messi fuori ruolo per partecipare all’orchestra stonata (De Vrij, Brozovic, Vidal, Perisic, Skriniar, Barella, Kolarov, la lista è lunga e meriterebbe approfondimenti singoli). Una squadra senza sicurezze che non rischia quasi mai la giocata che sposta gli equilibri di una partita e che si rifugia nella flebile comfort-zone del possesso palla.

Ma perché Conte ha abbandonato il porto sicuro del 3-5-2 per affidarsi al trequartista? Che sia il bersaglio Eriksen o Barella, o chiunque altro, la soluzione non sembra offrire alcun tipo di varietà alla manovra. L’Inter ha perso una delle maggiori armi che l’aveva contraddistinta nella scorsa stagione: la costruzione dal basso.

Il play (Brozovic) che si abbassa a ricevere tra i centrali e che smista il gioco facendo ripartire l’Inter spesso in un interessante situazione di campo aperto. Un modulo che l’anno scorso è stato abbandonato dopo le pesanti sconfitte contro Lazio e Juve. Partite difficili in cui era sembrata palese l’assenza di una mezzala con fisico e gol nelle gambe (con tutto il rispetto per Vecino).

L’ex allenatore juventino, complice anche l’innesto indesiderato di Eriksen per cui non ha mai realmente disegnato una situazione idonea, ha quindi deciso di alzare la linea difensiva, spostare il play sulla trequarti, provando – per sua stessa ammissione – ad adattarsi a un calcio moderno e offensivo. Tutto è iniziato nel post-lockdown nel recupero contro la Sampdoria, vinto 2-1 con le reti di Lautaro e Lukaku.

L’esperimento è continuato con l’uscita dalla Coppa Italia a Napoli (dove l’Inter si fa rimontare) e nel famoso 3-3 interno col Sassuolo, celebre per l’errore di Gagliardini. La squadra già metteva in campo un giropalla lento e prevedibile, nonostante gli errori della difesa neroverde (rivedere highlights) le permisero di andare a segno tre volte.

È il 28 giugno, terzo episodio. L’Inter va a Parma e dopo essere passata sotto per opera del solito Gervinho, rimonterà con De Vrij e Bastoni nel finale in soluzioni da fermo. I tre punti si sono realizzati con l’uscita di Eriksen al minuto 68 e con l’ingresso di Borja Valero (sempre in posizione di trequartista). Quarta partita, torna il 3-5-2: 6-0 al Brescia. Torna il 3-4-1-2: sconfitta interna col Bologna. La ricorderete tutti, come ricorderete la poca pericolosità dell’Inter in 11vs10. Fuori casa con l’Hellas Verona: è solo 2-2. Borja Valero alle spalle delle punte con diga in mezzo composta da Brozovic e Gagliardini.

Soluzione che si ripeterà anche nella sfida interna col Torino: dopo un grave errore di Handanovic e un primo tempo nullo, l’Inter si rialzerà nella ripresa vincendo 3-1. Tutto facile contro la Spal a Ferrara: Sanchez prende il posto dell’infortunato Lukaku e si abbassa quasi in posizione di secondo trequartista.

Sarà un successo, 0-4. Gli ultimi due episodi sono il pareggio (soffertissimo) contro la Roma: l’Inter si salverà solo con un rigore di Lukaku. E il pareggio casalingo a reti bianche con la Fiorentina. L’obiettivo Scudetto sarà definitivamente compromesso dopo un girone d’andata super e dopo un discreto girone di Champions, tutto sommato.

“L’introduzione del trequartista – dirà a luglio alla vigilia di una conferenza stampa contro la Fiorentina – in questa fase ci ha dato la possibilità di essere più imprevedibili in fase offensiva. I tanti gol segnati ne sono una dimostrazione. Forse concediamo ancora qualcosa dietro, ma questo perché tanti uomini sono coinvolti nella manovra offensiva. Il trequartista si muove tra le linee, ha libertà d’azione e ci dà molte soluzioni offensive”, le dichiarazioni riportate da Inter.it. Nel finale di campionato, Conte torna al 3-5-2 superando in scioltezza Napoli, Atalanta e arrivando in finale di Europa League.

Quest’anno però la testardaggine del salentino lo porta a correggere il tiro. Conte riprende insomma da quella sfida interna contro la Fiorentina, da quel 3-4-1-2: l’Inter si allontana dalla vetta e della qualificazione agli ottavi in un girone abbordabile. Nonostante l’arrivo di Vidal – che poteva essere un upgrade di quel Vecino – l’allenatore continua a sacrificare giocatori, obiettivi e risultati in nome di una strategia perdente.

Attenzione, nessuno dice che non si possa giocare col trequartista: è diabolico però perseverare in un errore quando è così palese che la squadra non assorba certi meccanismi. Conte sta distruggendo tatticamente l’Inter: vuole dimostrare di saper apportare qualcosa che probabilmente non è in grado di trasmettere.

Mario Garau





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